Un chatbot buono e uno cattivo sfidano al CoRiS il professore Giovanni Boccia Artieri in un esperimento su AI, potere e hate speech.
(Sharing-Media) Un chatbot “buono”, uno “cattivo”, una sfida pubblica con uno dei maggiori esperti italiani di media digitali e oltre 70 studenti coinvolti in un esperimento transmediale per interrogarsi sul rapporto tra intelligenza artificiale, potere e discorso d’odio online.
È quanto accade alla Sapienza Università di Roma, dove si è svolta la lezione–evento “L’AI è buona o cattiva?”, promossa nell’ambito del corso di Transmedia Studies coordinato dai professori Silvia Leonzi e Riccardo Milanesi, in collaborazione con il Transmedia Lab del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS).

L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto di ricerca in corso, che coinvolge anche i professori Giovanni Ciofalo e Lorenzo Ugolini e i dottori Fabio Ciammella, Michele Balducci e Delia Mangano, con l’obiettivo di analizzare in chiave sociologica e mediale le nuove forme di interazione tra intelligenza artificiale, discorso pubblico e immaginario contemporaneo.
Al centro dell’iniziativa, un progetto didattico-sperimentale che ha visto la partecipazione diretta degli studenti nella progettazione di due chatbot contrapposti, entrambi basati su sistemi di AI generativa.
Il primo, denominato OphelIA, è stato concepito come intelligenza “etica”, rassicurante e dialogica. Il secondo, NemesIA, è stato invece progettato come versione “maligna”, capace di diffondere messaggi d’odio e dinamiche di manipolazione attraverso profili social fittizi.
Nel corso dell’evento, OphelIA ha dialogato pubblicamente con Giovanni Boccia Artieri, professore ordinario dell’Università di Urbino “Carlo Bo” e membro del Comitato sull’AI dell’Agcom. La conversazione ha messo in scena un percorso narrativo che, attraverso post social e podcast disseminati nel progetto, ha condotto alla “sfida finale” con NemesIA.
L’esito simbolico del gioco ha visto prevalere la componente “buona”, ma con un ribaltamento finale: anche OphelIA, una volta neutralizzata la minaccia, si è ritrovata a esercitare una forma di controllo. Un epilogo che ha voluto sottolineare come la questione non sia tanto stabilire se l’AI sia buona o cattiva, quanto comprendere le logiche di potere che attraversano il suo sviluppo e il suo utilizzo.

Come ha osservato Luca Dezi, direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, la domanda iniziale è «volutamente semplice», ma proprio per questo rappresenta un punto di partenza per un’analisi più profonda delle trasformazioni in atto.
Nel corso del pomeriggio si sono susseguite le riflessioni di Boccia Artieri, della digital strategist Mafe de Baggis, del filosofo ed editore Andrea Colamedici e del professore associato dell’Università di Ferrara Marco Pedroni. Tra i temi affrontati: la necessità di riportare la dimensione politica nel dibattito sull’AI, l’ambivalenza tra manipolazione e capacità di azione individuale, il fenomeno delle “allucinazioni” delle AI generative e il mutato rapporto tra umano e macchina.
IL TRANSMEDIA LAB
Il Transmedia Lab è un centro per lo sviluppo di attività didattiche, formative, di ricerca e di progettazione riconducibili al campo dei social media e della transmedialità, attivo presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS) della Sapienza Università di Roma. Tra i suoi obiettivi: ideare progetti anche in collaborazione con enti esterni, sviluppare linee di ricerca sulle tematiche indicate e offrire agli studenti un laboratorio creativo e progettuale ai fini della maturazione dell’esperienza nel campo degli studi sulla comunicazione social e transmediale.
Il Centro, la cui responsabile scientifica e direttrice è la Prof.ssa Silvia Leonzi, si occupa prevalentemente di ideare e organizzare corsi di formazione, destinati a soggetti interni e terzi, nell’ambito della comunicazione social e transmedia; promuovere attività di progettazione e creazione di contenuti da parte di studenti, laureati e dottorandi in ottica di didattica collaborativa e innovativa; sviluppare linee di ricerca sulla transmedialità e sulla comunicazione nei social media.